Dopo l'esperienza fascista, l'Assemblea Costituente era dibattuta tra la volontà di decentrare le funzioni pubbliche in nome del principio di separazione dei poteri e la paura di mettere a repentaglio la ancor fragile unità d'Italia. Tra queste istanze ne uscì un modello di Regioni in cui autonomia e controllo statale si fondevano in un insieme non privo di incoerenze. A queste difficoltà si aggiunse un percorso storico di inattuazione, quando non di autentico boicottaggio della Costituzione, in cui le regioni rimasero vittima delle contrapposizioni ideologiche del mondo del dopo Yalta e del conseguente blocco del sistema politico.
E così all'istituzione delle Regioni si giunse negli anni '70 e, solo negli anni '90, con la riscoperta del principio di sussidiarietà, si procede a riforme volte a rafforzare le autonomie territoriali anche verso lo Stato. Si avvia in quegli stessi anni un vasto dibattito in cui sulle Regioni si contentrano le attenzioni di chi vorrebbe per l'Italia un assetto di tipo federale. Il dibattito sfocia in due revisioni costituzionali che. seppur non complete, appaiono comunque sostanziali: nel 1999 e, più organicamente nel 2001. Al contempo, di fronte al rafforzamento dei poteri delle Regioni e della visibilità degli organi di governo regionali, si levano preoccupazioni crescenti di un neocentralismo regionale a cui si contrappongono istanze e progetti volti a valorizzare i Comuni, considerati maggiormente radicati nella storia del tessuto sociale ed istituzionale d'Italia.
Temi e date degli incontri
Lunedì
28 Febbraio
ore 20.45
Nascita ed evoluzione delle Regioni
Prof. Angelo Mattioni
Ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Milano
Lunedì
7 Marzo
ore 20.45
Il ruolo delle regioni dopo la riforma del Titolo V della Costituzione
Prof. Filippo Pizzolato
Associato di Diritto Pubblico
all'Univerità di Milano Bicocca